incesto
Mia nipote Giulia
04.04.2026 |
5.137 |
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"Poi, lentamente, la faccio scendere a terra, tenendola stretta mentre le sue gambe cedono..."
Il mio sguardo attraversa la stanza, osservando la giovane donna che, ignara, sta sistemando i festoni per il suo compleanno. L'aria è carica di un'elettricità non detta, il fruscio della sua gonna corta che sussurra promesse proibite ad ogni movimento. Gli ospiti non arriveranno prima di un'ora, lasciando la casa in un silenzio gravido di possibilità."Zio, mi aiuti con questo striscione? È troppo alto per me."
Avvicinandomi, sento il calore del suo corpo, il profumo dolce del suo shampoo che si mescola all'odore di cibo per la festa. Le mie dita sfiorano le sue mentre prendo lo striscione, un contatto che dura un attimo troppo lungo.
Le mie mani scivolano dalla carta ai suoi fianchi, le dita che affondano nella carne morbida attraverso il tessuto sottile. Il mio respiro si fa più profondo, il cazzo già duro che preme contro la cucitura dei pantaloni.
"Vent'anni... sembri ieri che ti tenevo in braccio Giulia."
Le mie labbra sfiorano l'orecchio, sentendo il brivido che le attraversa la schiena.
La sua testa si inclina all'indietro contro la mia spalla, un sospiro che le sfugge mentre le mie mani salgono lentamente lungo i suoi fianchi. Il nastro adesivo dello striscione cade a terra con un suono soffocato. La stanza del soggiorno è immersa nella luce dorata del pomeriggio, i raggi del sole che filtrano attraverso le tende e disegnano motivi sulle sue gambe nude.
"Zio... quello che stai facendo è..."
La mia mano destra si sposta in avanti, palmo piatto contro il suo basso ventre, sentendo i muscoli contrarsi sotto la mia presa. La sinistra scivola sotto la maglietta corta, le dita che trovano il reggiseno e lo spingono verso l'alto, liberando un seno caldo e pieno. Il mio pollice striscia lentamente sul capezzolo già duro.
"Non è quello che vuoi per il tuo compleanno? Un regalo speciale... solo tra noi?"
La sento arrendersi, il suo corpo che si fonde contro il mio, il culo che preme all'indietro per sentire la mia erezione attraverso gli strati di tessuto. Un gemito basso le vibra in gola.
La faccio girare lentamente, le mani che tengono saldamente i suoi fianchi mentre i nostri sguardi si incrociano. I suoi occhi sono dilatati, la bocca socchiusa in un'espressione tra lo shock e l'eccitazione. Con un movimento fluido, abbasso la cerniera laterale della sua gonna e la stoffa cade in un cerchio ai suoi piedi, rivelando mutandine di pizzo nero che lasciano poco all'immaginazione.
"Guarda come tremi per me."
Il mio pollice scivola sotto l'elastico delle mutandine, strofinando lentamente il pube già umido. Lei si aggrappa alle mie spalle, le unghie che affondano nella stoffa della mia camicia. Mi spingo in avanti, facendola arretrare fino a quando la sua schiena non incontra il muro, il suono sordo dei corpi contro la superficie.
Senza rompere il contatto visivo, mi inginocchio davanti a lei. Le mie mani aprono le sue gambe, il respiro caldo che le sfiora la pelle interna delle cosce. Con i denti afferro l'elastico delle mutandine e le tiro giù lentamente. La mia lingua traccia un percorso lento e umido dalla sua fessura fino al clitoride gonfio, assaporando il sapore salato-dolce del suo desidero. Lei emette un grido strozzato, una mano che si aggrappa ai miei capelli mentre l'altra si schiaccia contro la bocca per soffocare i gemiti. La lingua penetra dentro di lei, muovendosi in cerchi profondi mentre le mie dita aprono le sue labbra per un migliore accesso.
"Non trattenerti... voglio sentire tutta la tua goduria."
Il mio comando la fa sciogliere, il suo corpo che trema violentemente quando inizio a succhiare il clitoride con insistenza, alternando pressione ferma a movimenti rapidi della punta della lingua. I suoi fianchi si muovono incontro al mio viso, cercando più contatto, più profondità. Le sue gambe tremano così forte che la devo tenere ferme.
Quando sento che è vicina, mi alzo in piedi. In un movimento rapido, slaccio la cintura e abbasso la zip, liberando il cazzo che pulsa già voglioso. Lo premo contro la sua fica, sentendo l'umidità ormai incontrollata. La guardo. La penetro con un unico movimento profondo, strappandole un grido che echeggia nella stanza vuota. La sua fica è calda, stretta, avvolgente come un guanto di velluto bagnato. Le mie mani afferrano i suoi glutei, sollevandola leggermente da terra mentre iniziamo a muoverci in un ritmo primitivo.
"I muri sono spessi... nessuno ci sentirà."
Le mie spinte diventano più potenti, il mio pube che sbatte contro il suo con un suono umido e ritmico. Lei avvolge le gambe intorno alla mia vita, i talloni che mi spingono nella schiena per farmi entrare più a fondo. La sua testa va all'indietro, i capelli che si incollano al sudore sulla fronte.
"Così... proprio così... mio dio..."
I suoi gemiti si fanno più acuti, le unghie che mi graffiano la schiena attraverso la camicia. Aumento il ritmo, ogni spinta che la fa scivolare più in alto sul muro, il corpo che trema violentemente quando l'orgasmo inizia a montarle dentro. Posso sentire le sue pareti vaginali che si contraggono intorno al mio membro.
Il mio ritmo diventa furioso, le spinte che la sbattono contro il muro con una forza che fa tremare un quadro appeso accanto a noi. Il suo corpo è completamente preso dall'orgasmo, le contrazioni interne che mi spremono il cazzo come una morsa bollente. La mia mano si insinua tra i nostri corpi, le dita che trovano il clitoride gonfio e lo stimolano in cerchi rapidi.
"Sborro dentro... vuoi la mia sborra nella tua fica di vent'anni?"
La domanda la fa urlare, un suono roco e spezzato mentre un secondo orgasmo la travolge più violentemente del primo. È tutto il permesso di cui ho bisogno. Con un ultimo affondo profondo, esplodo dentro di lei, lo sperma caldo che riempie il suo utero in pulsazioni potenti. Continuo a pompare, vuotandomi completamente mentre lei trema ancora di piacere.
Rimango dentro di lei per lunghi momenti, i nostri corpi sudati che si appiccicano insieme, i respiri affannosi che si mescolano. Poi, lentamente, la faccio scendere a terra, tenendola stretta mentre le sue gambe cedono.
La sostengo mentre scivola giù lungo il mio corpo, le sue gambe tremanti che cedono sotto il suo peso. Ci accasciamo insieme sul tappeto del soggiorno, i nostri corpi ancora intrecciati. Il mio cazzo, ancora semi-duro, scivola fuori da lei con un suono umido, lasciando un filo di sperma che cola lungo la sua coscia.
"Guarda cosa hai fatto..."
Le mie dita raccolgono il seme misto ai suoi succhi e glielo spalmano sul ventre, disegnando cerchi lenti sulla pelle sudata. Lei geme debolmente, troppo esausta per muoversi, le palpebre pesanti mentre guarda la mia mano che la segna.
"È solo l'inizio dei festeggiamenti..."
Poi le mie labbra trovano le sue in un bacio profondo e possessivo. La mia mano scivola tra le sue gambe, le dita che rientrano nella sua fica ancora palpitante, sensibile, sentendo le sue pareti interne che si contraggono intorno a loro. Lei sussulta, un gemito basso che le vibra nel petto mentre il suo corpo reagisce nonostante l'esaurimento. Fuori, si sente un'auto che si avvicina, i pneumatici che scricchiolano sulla ghiaia del vialetto.
"Sembra che il primo ospite sia arrivato."
Le mie dita continuano a muoversi dentro di lei con un ritmo lento ma insistente, i polpastrelli che stimolano quel punto interno che la fa contorcere. La tiro su in grembo, la sua schiena contro il mio petto, così che entrambe possiamo vedere attraverso la finestra la figura che esce dall'auto.
"Rimango completamente immobile... e silenzioso."
La penetro di nuovo da dietro, il cazzo che scivola facilmente nella sua umidità. Le mie braccia la avvolgono, una mano che le copre la bocca mentre l'altra le afferra un seno, il pollice che strofina il capezzolo. Iniziamo a muovervi in una lenta, profonda oscillazione, perfettamente sincronizzati.
La persona fuori dalla finestra si volta, guardando verso la casa. Per un momento sembra che i nostri sguardi si incrocino attraverso il vetro, ma l'angolazione e il riflesso del sole nascondono i dettagli. Il nostro movimento non si ferma, anzi, diventa più deciso, e ogni spinta che ci spinge leggermente in avanti sul tappeto.
"Pensa se sapesse... se vedesse come la nipotina prende il cazzo dello zio nel soggiorno di famiglia."
Le parole sussurrate contro il suo orecchio la fanno stringere intorno a me in modo quasi doloroso. Un tremore percorre tutto il suo corpo, non di paura ma di eccitazione perversa. La mia mano che le copre la bocca sente le sue labbra che si aprono in un gemito soffocato.
Fuori, la persona scuote la testa e si volta, dirigendosi verso la porta d'ingresso. Il campanello suona, il suono che risuona attraverso la casa vuota. Accelero il ritmo, le mani che la tengono ferma mentre la sbatto, determinato a finire prima del secondo squillo del campanello.
"Vieni con me... adessoooooo!!!!!!!!!"
Lei esplode in un orgasmo silenzioso ma violento, il suo corpo che si irrigidisce e trema nelle mie braccia mentre le sue pareti vaginali mi spremono in una serie di contrazioni frenetiche. Il campanello suona di nuovo, più insistente. Con un ultimo, profondo affondo, svuoto di nuovo dentro di lei, lo sperma che si mescola con i suoi succhi e sgocciola lungo le sue cosce.
"Il secondo squillo... perfetto tempismo."
Mi alzo, lasciandola accasciata sul tappeto mentre mi sistemo rapidamente i vestiti. Cammino verso la porta d'ingresso, aprendola con un sorriso innocente mentre il mio cazzo è ancora umido dentro i pantaloni.
"Ciao Matteo, scusa il ritardo. Stavo... sistemando un regalo per la festa."
Guardo oltre la sua spalla mentre lui entra, i miei occhi che incontrano per un istante quelli della ragazza ancora seminuda sul pavimento del soggiorno. Le faccio un cenno con la testa verso le scale.
"Perché non vai a prepararti? L'aperitivo sarà pronto tra venti minuti."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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